App di incontri e dati personali: sai come vengono trattati i tuoi dati?

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Quanti di noi hanno utilizzato – almeno per un breve periodo un’app di incontri come Tinder, Match, Plenty of Fish e OkCupid? Moltissimi, sicuramente molti di più di quelli “dichiarati”. Presi dalla febbre dell’amore, dalla curiosità, tutti accettano termini e condizioni di utilizzo senza leggerli realmente: ma per accedere a questi servizi, i dati che forniamo sono personali, anzi sensibili.

Quali dati personali forniamo alle app di incontri?

I dati che forniamo sono molto privati: luogo di residenza, geolocalizzazione, aspetto, lavoro, passatempi, interessi, preferenze sessuali e, naturalmente, foto. Tutto normale? Forse, se ragionassimo su dati che rimangono esclusivamente all’interno dell’app o del sito di dating.

App di dating: si possono cedere dati sensibili a terzi

Ecco qual è il problema: accettando condizioni di utilizzo senza pensarci troppo, impulsivamente, non pensiamo a quanto siano privati i dati che forniamo e al fatto che – ragionandoci su – non ci piacerebbe poi così tanto fornire questi dati a una moltitudine di società (che non conosciamo).

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Un mercato di dati personali?

E’ quello che emerge – e non sorprende: queste vendite avvengono alla luce del sole, non nel dark web. Esistono dei veri e propri data broker che mettono in vendita questi dati.

Un test avvenuto nel maggio 2017

E’ davvero possibile acquistare blocchi di dati di migliaia o milioni di utenti? La ONG di Berlino Tactical Tech ha effettuato questo esperimento insieme alla ricercatrice Joana Moll per rivelare queste pratiche nel mondo del dating online. Con il progetto “The Dating Brokers: An autopsy of online love,” il gruppo ha allestito una sorta di “asta” online, per mostrare come le nostre vite sono messe in vendita al miglior offerente da broker senza scrupoli (l’articolo è apparso su Motherboard versione statunitense).

1 milioni di profili acquistati dal data broker USDate, generati da utenti che utilizzavano Match, Tinder, Plenty of  Fish e OkCupid. A quanto? 140€. 1 milione di profili.

I dataset includevano username, indirizzi email, genere sessuale, età, orientamento sessuale, interessi, professioni, oltre a tratti fisici e di personalità dettagliati, più cinque milioni di foto.

Un modello di business

Negli Stati Uniti sviluppare questo modello di business è sicuramente più facile che in Europa, dove vige – per fortuna – la normativa GDPR. Noi utenti, in realtà, cediamo informazioni riservate in cambio dell’utilizzo gratuito di app (…che ci agevolano la vita, ma a che prezzo “non monetizzabile”?).

Consapevolezza dei dati che si cedono

Fatelo sempre: prima di accettare le condizioni, leggetele bene. Pensate ai dati che fornite per iscrivervi e a che informazioni inserirete in un’app. E valutate di conseguenza se il gioco vale la candela o meno.

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