I sensori volumetrici: come funzionano gli occhi dell’allarme

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Molti di noi, quando pensano a un impianto di allarme, forniscono una descrizione di massima: un sistema di sicurezza che impedisce un’intrusione – o meglio – allerta nel caso ci sia un tentativo di furto. Con o senza telecamere. Corretto, ma cerchiamo di saperne di più, scopriamo ad esempio come funzionano i sensori volumetrici e quali pericoli possono sventare.

Possiamo rilevare praticamente qualsiasi situazione di emergenza, l’importante è utilizzare la tecnologia più consona alle nostre esigenze

Come abbiamo visto, se la centralina dell’antifurto è il cervello del sistema e la periferica è come un impulso nervoso che ci consente di comunicare uno stato di allarme a delle persone, i sensori sono un po’ come gli occhi del nostro sistema di allarme. Vedono, informano “il cervello” (la centralina) e demandano la comunicazione alla periferica.

I sensori volumetrici

Oggi parleremo dei sensori volumetrici per interni, che rilevano il movimento all’interno di un’area (volume) posta sotto il controllo del sensore stesso.

Il sensore volumetrico a infrarossi passivo

Per la protezione dei locali è il tradizionale (e più diffuso) rilevatore tra quelli utilizzati negli impianti antifurto. Spesso lo troverete accompagnato dall’acronimo PIR (dall’inglese Passive InfraRed). Ebbene, dovete sapere che tutti gli oggetti con temperature superiori allo zero assoluto emettono energia sotto forma di radiazioni luminose: un sensore PIR non fa altro che rilevare la variazione di temperatura in un ambiente.

Perché “passivo”? E’ così detto perché non emette energia ma rileva quella sprigionata dagli oggetti. Come funziona? Il passaggio di una persona davanti al rilevatore porterà a una brusca variazione di temperatura, il che genererà un segnale di allarme. Attenzione: evitiamo i falsi allarmi…non va collocato vicino a caloriferi o condizionatori o in prossimità di luce solare!

I costi sono bassi ed è adatto per la sicurezza domestica, anche nella versione senza fili. Lavorano da -5 gradi C° fino a circa 60 gradi C°, con portate che di solito si aggirano intorno ai 12 metri (con angolo 90°) fino ad arrivare a una lunghezza lineare di 25 metri.

Il sensore volumetrico a microonda

Il principio di funzionamento di questi rilevatori è bastato sull’Effetto Doppler. Come funziona? Il sensore emette una radiazione (microonda), che raggiunge un oggetto: quest’ultimo riflette parte del segnale. Se l’oggetto è fermo, il segnale di ritorno verso il sensore presenta la stessa frequenza, se è in movimento si registra una variazione e scatta quindi l’allarme. Nello specifico, se un intruso si muove verso il rilevatore, la frequenza della radiazione che ritorna è più alta della precedente, se questi si allontana, è più bassa.

Attenzione: hanno un livello di sicurezza più elevato ma c’è da stare molto attenti durante la fase di installazione, onde evitare problemi di taratura che genererebbero continui falsi allarmi o inefficienze: le interferenze e le limitazioni dovute alla portata del sensore sono problematiche non così infrequenti. E le microonde (a differenza degli infrarossi) possono attraversare anche i muri, questo può essere un grave problema in caso di errata installazione!

Sensori volumetrici a doppia tecnologia

In questo caso, la rilevazione viene affidata – come si evince dal nome – a due tecnologie. Un unico sensore che racchiude gli infrarossi e le microonde. Tipicamente, l’allarme scatta quando entrambe registrano condizioni di anomalia. Ormai sono molto diffusi anche in ambito residenziale e microbusiness, oltre che nelle aziende. Hanno un livello di sensibilità lievemente più basso dei rilevatori a singola tecnologia ma sono decisamente più affidabili e meno soggetti a falsi allarmi (che spesso creano più danni che altro!). In poche parole, una tecnologia conferma (o meno) la segnalazione di allarme arrivata dall’altra.

Sensore con telecamera integrata

Una piccola rivoluzione – con applicazioni soprattutto per la sicurezza della casa – sta nella diffusione di sensori che integrano, al loro interno, fotocamere o telecamere. Certamente non si tratta di veri e propri sistemi di videosorveglianza, ma possono essere molto utili. Quando il sensore rileva un allarme, la telecamera si mette in moto e registra quello che sta accadendo. Nella maggior parte dei casi troverete società che vi offrono rilevatori che scattano fotografie: vi consiglio invece di scegliere prodotti che inviano un video di qualche secondo (5-10” sono più che sufficienti) e che permettono la cosiddetta “videoverifica” di un’intrusione. Scattano ogni volta che un ladro passa davanti al sensore. La videoverifica è più performante e maggiormente capace di far comprendere ciò che realmente sta accadendo in un appartamento (e ciò è fondamentale per ottimizzare l’intervento su allarme)

Attenzione: spesso i furti avvengono di notte…controllate che la telecamera incorporata sia dotata di infrarossi che permettano di vedere in condizioni di buio!

Cosa vuol dire “Pet Immune”?

Quasi tutti noi abbiamo a casa degli splendidi animali, che ci danno oggi giorno molta gioia. Il problema si pone quando abbiamo un impianto di allarme: antifurto e animali sono incompatibili? No, ci mancherebbe! Basta installare dei sensori “Pet Immune”, rilevatori che sono in grado di distinguere la presenza di animali di taglia diversa rispetto a noi esseri umani.

Cablato o wireless?

Dal mio punto di vista direi che – soprattutto in ambito business – è preferibile il sistema cablato, ma ormai anche i sistemi wireless hanno raggiunto un più che buono livello di sicurezza (e sono ideali per l’uso domestico o per negozi/uffici). Indipendentemente da ciò, l’impianto deve essere supervisionato da una Centrale Operativa per un immediato allerta nei tentativi di sabotaggio.

TwinBand e Rolling Code: cosa vuol dire?

In caso di sistema wireless, per un vostro più elevato livello di sicurezza, scegliete sensori con trasmissione del segnale via radio su due distinte bande (“TwinBand”). Ciò garantirà alta qualità ed estrema affidabilità nelle comunicazioni tra i vari componenti del vostro sistema di allarme. Chiedete anche della funzione Rolling Code, che permette la modifica dei codici radio contro i tentativi di accecamento del segnale o di manomissione.

Una corretta installazione per un’adeguata sicurezza

Raccomandazioni sulla corretta installazione: che siano tutti sensori antimask (anti-mascheramento del segnale) e che a ogni sensore sia dedicata una singola zona: sovente ho trovato impianti fatti da elettricisti che, per comodità installativa, piuttosto che economica – se non addirittura per scarsa professionalità – collegavano più sensori sotto una singola zona. Questo genera disagi per eventuali manutenzioni: non si riesce a identificare con certezza la zona che dà falsi allarmi e quindi il tecnico sostituisce “per tentativi” le apparecchiature con suo guadagno e conseguente perdita economica per il cliente. Ulteriore conseguenza, non si riesce a capire con precisione – in caso di allarme reale – da che parte sono entrati i ladri!

Desideri qualche chiarimento sui sensori volumetrici per interni?

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