Cosa significa Dark Web? E come si differenzia dal Deep Web?

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Esiste il web al di fuori di Google? Nonostante un detto tra i professionisti del marketing digitale reciti “il luogo più sicuro dove nascondere un cadavere è la seconda pagina di Google”, c’è vita oltre la prima pagina. Anzi, c’è vita al di fuori di Google. E spesso è una realtà sommersa, in molti casi illegale: scopriamo insieme che cosa significa Dark Web e in che cosa si differenza dal Deep Web.

Il Web è come un iceberg: attenti alla parte sommersa

Scopriamo questi mondi per imparare a essere consapevoli di che cosa si può trovare su internet. La parte nascosta ricorda un iceberg: è molto più grande dei siti e dei social che vengono utilizzati ogni giorno. Cominciamo a parlare della superficie per scendere sempre più.

La superficie: il Surface Web

Controllare la posta elettronica, fare shopping su Amazon o visualizzare il feed di Facebook? Tutte queste attività vengono definite “Surface Web”, in italiano “Web di superficie” o “Web visibile”.

Stiamo parlando di siti, social, app, ecc… indicizzati sui normali motori di ricerca come Google o Bing, o presenti sugli App Store ufficiali.

Secondo una stima, al mondo ci sono almeno 4 miliardi di pagine web indicizzate: tuttavia, questa statistica varia tanto velocemente quanto il web.

Incredibile, vero? Beh, nulla rispetto a ciò che non è indicizzato sui motori di ricerca: il Deep Web.

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Il Deep Web: sotto la superficie…

E’ una parte fondamentale a cui non viene da pensare con la quale in realtà interagiamo continuamente: database utente, aree riservate dell’home banking, dati sanitari, intranet aziendali, archivi web, siti web protetti da password, ecc… non sono accessibili e non devono essere accessibili a tutti.

Secondo alcune stime, questa parte di Internet è tra le 400 e le 500 volte più grande del Surface Web.

Attenzione: vietato confondere il Deep dal Dark Web

A volte il termine “Deep Web” viene usato in modo intercambiabile con “Dark Web“, niente di più sbagliato!

I pericoli si nascondono dietro al Dark Web, un sottoinsieme del Deep Web.

Il Dark Web: il sommerso dove vale tutto

Nel Dark Web – il profondo più profondo che ci sia – ci si riferisce a un insieme di siti web accessibili, benché anonimi, che esistono all’interno del Deep Web.

Poiché questi siti Web non sono indicizzati dai normali motori di ricerca, è possibile accedervi solo con un software speciale che nasconde l’indirizzo IP e che fa da ponte tra Internet e la Darknet.

I software più utilizzati per accedere al Dark Web

Il software più comune utilizzato per accedere a Dark Web è The Onion Browser, denominato TOR. Ma possiamo citare anche I2P e Freenet.

Il Dark Web è molto più piccolo del resto del Deep Web ed è composto da numerosi tipi di siti, spesso mercati anonimi (“Mercati Darknet”) che vendono prodotti illegali come droghe o armi. O più semplicemente, informazioni riservate.

Silk Road e i mercati darknet

Silk Road è stato il primo mercato anonimo che ha prosperato sul Dark Web. Fondato nel 2011, Silk Road ha adottato una piattaforma simile ad Amazon, permettendo di acquistare e vendere beni con l’uso di bitcoin.

L’approccio consumer-friendly di Silk Road e il suo anonimato garantito hanno aiutato a diventare rapidamente il sito web di riferimento per il contrabbando.

Quando fu chiuso nel 2013, il mercato aveva in pancia 1.400 venditori e 957.079 utenti registrati e più di 1,2 milioni di transazioni concluse per un totale di 214 milioni di dollari (fonte: FBI).

A seguito della scomparsa di Silk Road sono “emersi” (anzi “sommersi”) numerosi mercati illeciti come Agora e AlphaBay, che hanno preso il posto del pioniere.

E gli affari vanno a gonfie vele: secondo uno studio condotto da ricercatori della Carnegie Mellon, i mercati darknet fatturano oltre $ 500.000 al giorno.

Cosa ci aspetta: contenere il dark web e monitorare i dati

E’ chiaro che, anche aumentando gli sforzi, è molto difficile spegnere il mercato del dark web. E allora cosa resta da fare? Essere più consapevoli dei dati personali che vengono comunicati nel “surface web” e monitorare l’utilizzo improprio delle proprie informazioni attraverso specifici tool che proteggono identità e dati personali online.

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